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Baghdad, Maggio 2002

Questa raccolta di foto non è solo il frutto di un viaggio, era maggio 2002 e vivere l’Iraq in quei giorni, respirare una dittatura e l’atmosfera prossima alla guerra ha rappresentato molto di più. Vedere Baghdad pochissimi mesi prima dell’attacco contro il regime di Saddam Hussein è stato come vedere l’apice di qualcosa che non poteva piú essere sopportato dall’umanità intera. Allo stesso modo è certamente condannabile l’ulteriore strazio arrecato al popolo iracheno con una guerra voluta dalla coalizione americana nei successivi nove anni.

Un’aria irrespirabile quella del regime, giorno dopo giorno era come avere una morsa sulle spalle ovunque si andasse, da ogni radio, da tutti i canali televisivi, ogni manifesto, ad ogni angolo di strada. Ricordo come fosse oggi una pressione psicologica da cui era impossibile evadere. Tutto questo era incredibilmente in antagonismo con l’estrema dignità del popolo iracheno, il quale riusciva a trattenere tutto il dolore e la sofferenza con un’umanità indescrivibile, visibile ovunque e che mi ha segnato per sempre.

Queste foto testimoniano prima di tutto a me stesso quanto sia stato forte l’impatto con la storia di quegli uomini, gli odori, le persone. Gli occhi degli iracheni sono stati i più vivi e profondi che abbia mai incontrato nella mia vita. Sapevano parlare con gli occhi, grazie a loro ho scoperto che spesso le parole sono completamente superflue, e chissà se non avevano imparato a farlo nel tempo poiché in un regime, di parole, se ne possono dire pochissime. Da allora quegli occhi mi si sono talmente impressi a fuoco nella memoria, da non aver avuto più bisogno di guardare queste fotografie per anni. Così, sono rimaste chiuse in una scatola, oltre trecento fotografie di un viaggio indescrivibile, fuori dal tempo, fuori dal mondo.

Decine di rullini sono andati perduti durante quei tredici lunghi giorni, sequestrati dai soldati del regime che erano ovunque e per i quali ho passato quasi un intero giorno recluso in una stanza di un commissariato perché sorpreso a fotografare quartieri indescrivibili, al posto dei palazzi sontuosi dei vari ministeri del regime. Ingenuità giovanili. Fortunatamente sono riuscito a nascondere e portare via oltre trecento foto.

Tutte le foto sono state donate all’archivio dell’Accademia di Tradizioni Etnostoriche di Somma Vesuviana (Na), ringrazio il presidente Biagio Esposito che sponsorizzò il viaggio nel 2002 in occasione di un convegno sui popoli del mediterraneo e dove ho realizzato la prima di una serie di installazioni e performances dal titolo Steady Link Project.

Link al sito con la raccolta foto

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