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Breeze -60×80 cm, oil on canvas, 2012

 

 

Nel gioco divenuto guerra
gli scogli su cui correvamo ferendoci i piedi
non ricordano eroi né vincitori
[parlano d’ombre]

 

Quando Duchamp ha rifiutato la cosiddetta pittura “retinica”, non ha mica rifiutato l’incanto del mondo. Non si possono evitare i baci degli occhi accontentandosi di quelli traditori della ragione. Tanto è che la bellezza, come verità, rispunta sempre in altre forme e quando meno te l’aspetti. Sono sempre più convinto che il nichilismo non appartenga agli artisti e la natura non tradisca.

GR

 

Lì dove ho pianto – Giovanni Ricciardi,  2013

 

Atlante delle Nubi

Errore tutto umano è quello di scambiare costantemente la propria capacità rappresentativa con l’oggetto rappresentato. Equivoco di fondo che anima i saperi, favola bella con finalità estremamente rassicuranti.
La cartografia navale assolveva esattamente questa funzione, provare a tracciare i confini delle terre emerse, le secche e tutti i pericoli connessi con il contatto con l’ignoto.
Via via si sono perfezionate le mappe, sono stati aggiunti nuovi dettagli, i naviganti hanno avuto la possibilità di affrontare viaggi verso terre lontane avendo a disposizione elementi nuovi, raccolti da altri naviganti che a forza di naufragi hanno potuto perfezionare le coordinate di navigazione.
Eppure i naufragi non sono finiti, secche inaspettate, spuntoni di roccia in mezzo al mare hanno continuato a far affondare le navi in tutte le epoche.
L’equivoco è stato quello di scambiare mappa con il luogo, non tenendo conto del fatto che la conoscenza umana per quanto possa essere affinata non riuscirà mai a restituire l’interezza del luogo con tutte le sue sfumature.

Da questa riflessione parte la raccolta di opere Atlante delle nubi, titolo che ci ricorda come sia impossibile mappare i nembi temporaleschi, sempre in fuga e sempre con forme diversissime e cangianti.
Come può l’uomo pretendere di fare chiarezza? Sebbene gli strumenti tecnologici siano sempre più precisi e garantiscano maggiore affidabilità, spesso la pioggia arriva inaspettata, nubi minacciose scappano via verso altri luoghi. La rappresentazione di ciò che è mutevole sarà sempre solo parziale ed approssimativa, istantanea che sottrae al divenire la materia cristallizzandola nell’istante pittorico. La tela quindi diviene non solo espressione di una rinuncia assoluta, ma anche di una assoluta resa. Ci si può solo arrendere dinanzi ad un divenire che sfugge senza lasciare scampo. Guai a pensare che il limite sia insito nel mezzo pittorico! Il limite è insito in una fessura ben più profonda, in una spelonca che mantiene poderosi tratti di oscurità ovvero nella capacità stessa di vedere dell’uomo.

L’opera di Giovanni Ricciardi si configura quindi come un potente esercizio volto a disvelare la sproporzione tra la rappresentazione umana e l’oggetto rappresentato. Intima derisione dell’umano incapace oramai di accettare un contatto diretto con la natura, colori densissimi offuscano una raffigurazione che solo ingenuamente può essere pensata come limpida.

Ricciardi ci propone il racconto di sbavature, dettagli inediti, spesso anche oscuri, che non possono essere rappresentati in nessun portolano, che non si riescono ad imbrigliare attraverso alcuna categoria, ma che appartengono certamente al vivo mondo della vita.

Umberto Tesoro

fotografia Bagdad 2002 scattata da Giovanni Ricciardi

Sogni iracheni
100 foto dal cuore del vecchio Iraq
Photo by Giovanni Ricciardi

Baghdad, May 2002

Questa raccolta di foto non è solo il frutto di un viaggio, era maggio 2002 e vivere l’Iraq in quei giorni, respirare l’atmosfera prossima alla guerra è stato molto di più. Vedere Baghdad pochissimi mesi prima dell’attacco contro il regime di Saddam Hussein è stato come vedere l’apice di qualcosa che non poteva piú essere sopportato dall’umanità intera. Allo stesso modo è condannabile l’ulteriore strazio arrecato al popolo iracheno con una guerra voluta dalla coalizione americana durata nove interminabili anni. La guerra è guerra.

vai al sito: Iraqi dreams

La bellezza è un apice, il punto più alto di una vetta sopra un vuoto dove costantemente collassa. Respirazione dell’universo, la bellezza  non rimane mai stabile, non è che un ciclo continuo, naturale, fin quando s’alterna una frenesia inevitabile agli uomini, la volgarità che ad essa si  contrappone. Quella si che è invenzione degli uomini, la corrode subito, la sotterra.

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