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 “Non si può andare laddove si insegna per apprendere; per apprendere bisogna disapprendere; quando poi si apprende si fa doppia fatica: quindi sono ore buttate via. Non bisogna invocare lo Stato, lo Stato deve smettere di governare, lo Stato detta sempre dei codici; si finisce nella rappresentazione e ogni rappresentazione è sempre e comunque – ahinoi! – rappresentazione di Stato. Non so se sia chiara l’antitesi tra studio e scuola. Si studia desiderando. Questo è lo studio. La scuola invece è la palestra dell’ozio, per gli scioperati, per chi ha tempo da perdere. Salvatevi finché siete in tempo!”

Carmelo Bene da “Il Laureato Bis”

 Vi sembrerà alquanto buffo, ma queste parole del maestro CB mi vengono in mente puntualmente ogni qualvolta sono in una fiera, (da praticamente sempre). Quest’anno per la prima volta mi sono perso Artefiera di Bologna, forse scrivo questo per nostalgia come per un natale perduto, ma sono stato momentaneamente (qualche mese) distratto da altro o altra religione (per fortuna e finalmente). Purtroppo però questa malattia che è la pittura non lascia scampo e le recidive sono ad un passo dalle pause e dai sorrisi sereni, perché per un artista il desiderio massimo è annullarsi, così sempre si annida ardente dietro l’angolo e mai riposa in pace. 

Si dipinge desiderando, in un percorso stabile, non rinnegabile in quanto inevitabile tragitto dell’anima propria. Così come per imparare bisognerebbe disapprendere, per dipingere bisognerebbe dimenticare la pittura, fino a dimenticare se stessi nell’oblio che porta al presente nel moto continuo dell’irripetibile. Mai i nuovi media potranno sostituire la materia fluttuante che s’addensa sulla tela e muove i propri desideri, così come dalla materia nasciamo e da li si muove l’uomo e gli artisti tutti. Amici artisti, lo stato/status symbol imposto dal mercato semprefittizio dell’arte non potrà mai giocare partite sul disapprendimento di se stessi già in quanto rappresentazione o messa in scena di un unicum fisso e immobile. L’arte del “mercato dell’arte” è la ripetizione di una matrice quale firma indubbia di un artista che muove in un cerchio chiuso la propria cantica, eppure, mai dovremmo perdere di vista quel timbro che si fa certamente tono personale e sempre fisso ma in un progress, che non dovrebbe mai inchinarsi a produzioni statiche e auto-commemorative. Ho visto negli ultimi anni la trasformazione di forti personalità, amici artisti, curvati dalla ripetizione di se stessi continua e estenuante. La richiesta di mercato è quanto di più distruttivo ci possa essere per una sincera ricerca artistica.  Si dipinge desiderando, dimenticandosi e dimenticandola, questa è la pittura. Il mercato è la palestra dell’arrendevolezza di fronte all’arte, per gli scioperati, per chi ha tempo da perdere. Salvatevi finché siete in tempo! 

 

 

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