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Dell’inganno quotidiano dei sensi come miraggio imposto.

Quando prende corpo il conflitto tra immaginario subìto e sensi non ancora atrofizzati, alla presenza delle ultime forze reattive e ancora capaci di trovare uno scatto di tensione verso la valutazione, per un improvviso sussulto/spasimo di non consenso. Quando davanti all’apparente falsa molteplicità delle scelte, non assiste più la speranza del sogno che assuefatto rimbomba come frustrazione in ognuno di noi, così i sentimenti più incontaminati, che nel buio di soffitte mnemoniche atroficamente ancora risiedono.
Sul piano gnoseologico non siamo in un momento diverso dal resto della storia umana, rimane “tutto nuovo” per chi dei sensi ne fa uno strumento inviolato, pertanto tutto è “di nuovo” al cospetto della terra, alla ciclicità di un tempo che detta i suoi sensi e le sue icone multiple rese da tutti, feticci comuni. Ebbene, per una vita subìta basterebbe un attimo per ritrovarsi. Un solo istante per ritrovare il proprio asse geocentrico, quel rapporto autentico verso le cose che sia privo di ogni volontà imposta nel quotidiano, in inganno dei sensi. Per questo impulso sbiadito, per quest’unico diapason del pensiero perduto o sommerso che l’uomo prosegue funambolo ai giorni nostri.

Giovanni Ricciardi

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