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Di ricordo del ricordo si potrebbe parlare, in realtà non si vive…si ricorda solamente.
L’immagine del ricordo sull’immagine in atto.
Contaminazione del sedimento in stasi.
Attività improduttiva.
L’incesto della memoria sta nel suo fondere le realtà con il ricordo.
Pensare ad un albero guardando un albero, presuppone una conoscenza di uno stereotipo archetipo che agisce e violenta, sottrae e rinnega la presenza del soggetto. L’idea sovrasta, il preconcetto avanza e riveste.
Cosa è sottraibile più della realtà? Solo il ricordo, l’immagine dell’immagine detta nella mente il vero senso delle cose. Il vero senso sfugge all’occhio, ai sensi. Si conosce solo ciò che si riconosce. Quindi se guardo un albero mi sfugge la sua forma, e sto guardando soprattutto la mia idea dell’albero..se guardo il mare mi sfugge l’onda per il ricordo del mare nel suo stereotipo archetipo. Così se ti parlo mi sfugge la tua essenza ma ti codifico nelle mie pre-costituzioni pre-giudizi. Nulla si conosce tutto si sottrae. Si ricorda solamente, non si vive. La vita è solo basata sul ricordo. Se non ci fosse il ricordo smetteremmo immediatamente di vivere. Perché la sensazione della realtà nasce subito nel ricordo dell’istante vissuto. Senza il ricordo moriremmo. Saremmo finti, pupazzi. La memoria, la r.a.m. La possibilità di memorizzare è la nostra salvezza perché ad essa segue la capacità dell’elaborazione delle idee. Senza il ricordo non potremmo neppure elaborare un’idea. Dunque il primo atto della realtà risiede nel ricordo. E’ lecito pensare dunque che al ricordo precede il ricordo. Il ricordo è già a sua volta il ricordo di qualcosa. Si ricorda così due volte. Si compie due volte la stessa azione. Quella che avviene nel momento vissuto e quella del momento richiamato alla mente. Si ricorda due volte. Sdoppiamento del ricordo. A questo si può sommare l’immagine precostituita del ricordo. Non siamo liberi per niente. Siamo prigionieri della mente.
Giovanni Ricciardi

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