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Tesoro sono io, non mi riconosci?

 

Il progetto coliche serali ha un grande merito antropo-sociologico, quello di sottolineare se non rilevare, quanto oggi più che in altra epoca appaia sempre più grottesca e svelata quella finzione, mascheratura che l’essere umano, quale attore sociale adotta e ha sempre adottato nel suo quotidiano. Ecco che una colica appare quale pensiero ultimo, meta, cul-de-sac, situazione inestricabile raggiunta in momenti scanditi da chi non riesce più a non ammettere che la motivazione emozionale e sociale non porta da nessun’altra parte che non sia quel recondito e inaccettabile desiderio di mimare i propri desideri, al di là di ogni propria leggittima attuazione e tangibile sostanza. Non rimane più nessun sillogismo verificabile delle azioni se non un unico immenso luogo condiviso dove tutto è possibile e praticabile. Questa strada intrapresa la dobbiamo molto probabilmente alla leva che i social network hanno attuato definitivamente sul nostro immaginario.

L’idea romantica che un sentimento porti in sé almeno la volontà di un appagamento delle proprie necessità, sempre illusorie invece psicanaliticamente parlando, non è più applicabile ai giorni nostri, anni in cui il disvelamento in atto di ogni finzione diventa plateale. Dobbiamo forse tralasciare ogni idea di io e dei suoi limiti invalicabili, per riapprodare ad un soggetto fuori da sé e umanisticamente parlando reinterpretativo di un delirio sociale?
La realtà si palesa sempre più spesso quale delirio in actum, dopo la fine di ogni professionalità e il trionfo del fai-da-te degli anni 80, dopo l’illusione di una società fluida dei 90 probabilmente, assistiamo oggi ad una ripresa corposa di quella dionisiaca tragedia mundi hic et nunc che agisce sempre più nelle nostre molteplici realtà contemporanee dove tutto è veramente possibile e soprattutto lecito, ma non per questo, meno rappresentativo del lato più ridicolo dell’essere umano e dove l’imperativo oramai è: sopravvivere a se stessi a qualsiasi costo.

Un ringraziamento speciale agli ideatori di coliche serali, Palommo VII e U.Spencer.

Visita il sito: colicheserali.tumblr.com/

Nel 2015 Coliche serali continua su instagram.com/colicheserali/

Ogni potere nella storia ha sempre cercato di sopprimere l’immaginazione o ancora peggio, veicolarla,  poiché questa è l’unica arma di differenziazione tra gli uomini.

In un momento storico come il nostro, scevro di ogni  desiderio spontaneo che non sia imposto da quella miriade di prodotti offerti ad ogni costo da un mercato sempre più saturo e inesorabile, l’unica possibilità di riconfigurare una realtà così sacrificata dei propri desideri e sogni risiede ancora nell’immaginazione. Riconfigurare un mondo, il proprio, quello di tutti, rimane garanzia culturale e prima di tutto personale. Strano è, che in un’epoca dove impera la parola social, non imperi in realtà un’ingerenza reale ma solo virtuale. L’illusione di un’apertura verso gli altri si completa nell’ultimo click, ultimo like, lì dove il mercato ci ha illuso di essere presenze necessarie ad una socialità diffusa, non ne abbiamo ricavato che una conferma quali customers, buyers, fruitori che si materializzano in quanto numero, presenze. Tristemente e definitivamente ci ritroviamo ad essere noi stessi solo richieste di mercato senza reali necessità e identità.

Ecco che l’immaginazione rimane fonte primaria, linfa vitale per uno scambio che sia autentico e realmente differenzi le nostre esistenze e quelle dei nostri piccoli futuri uomini. Questa è l’eredità più grande che possiamo lasciare ad un bambino, ricordargli di immaginare e riconfigurare sempre il proprio mondo, non smettere mai.

g.r.

 

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La patafisica non confonde il tutto contrapponendo il tutto al tutto, non crea a priori un’idea inafferrabile come suo fine ma destituisce l’inafferrabilità stessa della vita. Ridona la sensazione ancestrale di non riuscire a tenere tra le mani per più di una manciata di minuti un senso, il senso di qualsiasi cosa. Apre ed espone al doppio, triplo, fino all’infinito, le probabilità che le cose siano e non siano nello stesso istante. Così, in questo modo genera una realtà continuamente in disequilibrio molto più carica di senso, quel senso in cui, il suo rinnegarsi conferma costantemente sia il vero che il falso creando un istante in cui si ha la sensazione di toccare con mano un vuoto, vera completezza che ricostruisce uno spazio cosmico. […]

giovanni ricciardi

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